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Che beviamo oggi? Ep. 1 IPA - Organic Beer

Che beviamo oggi? Ep. 1 IPA

Se frequenti i pub, hai sicuramente sentito parlare di IPA e ne avrai trovate un bel po’ alla spina nei locali.
La IPA, o India Pale Ale, è uno stile di birra artigianale appartenente alla famiglia delle Ale, birre ad alta fermentazione che vengono fatte fermentare a temperature tra i 15 e 25°C , tipiche della cultura brassicola inglese e americana.
Si presentano generalmente con un colore dorato o anche tendente all’ambrato e sono birre che tendono a un utilizzo elevato di luppolo. Ciò dona alla bevuta un sapore intenso e amaro e un ricco bouquet di aromi erbacei e fruttati.
Sicuramente è uno degli stili ormai più diffuso in Italia, alla pari di Pils o Weisse che non possono mai mancare in un locale.
Talmente di moda come stile che ne esistono tante varianti, tra cui la più nota è la American IPA che si distingue per un equilibrio maggiore tra malto e luppolo.

 

Ma da dove nasce l’IPA?

Come detto poco fa la IPA è una sigla per India Pale Ale. Ma cosa sono le Pale Ale? Si tratta di birre definite “pallide” e comparse nel XVIII secolo grazie alle innovazioni introdotte nella maltazione dei cereali.

Sono dette così perché si presentano con un colore decisamente più chiaro rispetto alle birre scure che dominavano il mercato del periodo. Furono subito molto apprezzate dal pubblico, diventando la birra di punta del secolo successivo.

Gli elementi che caratterizzano questo stile derivano dalla necessità durante il periodo del colonialismo inglese di poter trasportare facilmente la birra dall’Inghilterra verso le Indie. Nelle colonie infatti era un prodotto estremamente richiesto.

Durante i primi viaggi, la birra lasciata esposta alla salsedine delle navi e alle alte temperature delle stive finiva col deteriorarsi e dopo 5-6 mesi di viaggio era, di conseguenza, imbevibile.

Facevano eccezione le Pale Ale che, con un tasso alcolico maggiore e una presenza più marcata di luppolo, mantenevano inalterate le proprietà della bevanda.

Il primo a notare questa caratteristica fu il birraio londinese George Hodgson della Old Bow Brewery che comprese come la Pale Ale potesse essere lo stile adatto a tanti mesi di viaggio, tant’è che le cotte venivano etichettate come “Pale Ale as prepared for india.

Dopo il conflitto tra la famiglia Hodgson e la Compagnia delle Indie Orientali, altri birrifici poterono affacciarsi a questo interessante mercato coloniale. Fu l’occasione dei produttori presenti a Burton-On-Trent, una piccola cittadina dell’attuale Straffordshire, ai tempi celebre per le ottime birre scure che viaggiavano per il Mar Baltico. Era chiaro ormai che il popolo chiedeva a gran voce le birre Pale Ale e così molte ricette furono rivisitate e le birre scure vennero surclassate dalle nuove IPA, anche merito dell’acqua di Burton, particolarmente sulfurea e adatta a questo stile appena nato.

Purtroppo verso la metà del XX secolo, iniziarono a perdere di popolarità e il popolo inglese tornò a chiedere birre scure e bitter. Furono anche gli anni in cui il mercato si aprì verso le Lager.

La storia delle IPA sembrava giunta al termine ma arrivò in “soccorso” la rivoluzione artigianale delle birre craft americane, che dagli anni ’70 presero a modello la vasta gamma di stili presenti sul territorio europeo, con un occhio di riguardo verso le IPA. Da qui le American IPA, variante della originale che presenta un maggior equilibrio tra luppolo e malto, ebbero un immediato successo, diventando un pilastro della produzione brassicola americana di fine XX secolo.

Sappiamo infatti che la prima birra ad usare la dicitura IPA sul mercato fu prodotta dal birrificio Yakima Brewing nel 1982 e faceva uso del nuovo luppolo americano Cascade, contraddistinto da intense note agrumate e resinose, mentre la prima American IPA capostipite dello stile fu la Liberty Ale del birrificio Anchor prodotta nel 1975.

 

Quali sono le caratteristiche di una IPA?


La birra IPA ha un colore tra il dorato e l’ambrato intenso, può essere torbida e con Dry-Hopping (una tecnica che prevede l’utilizzo di luppolo in fase di fermentazione, subito dopo la bollitura) con una schiuma compatta e persistente anche se di dimensioni ridotte. Presenta un aroma floreale erbaceo e tendenzialmente agrumato, alcune versioni hanno note tropicali.
Il malto dà struttura alla birra. Al palato ha un corpo medio e l’equilibrio tende verso il luppolo lasciando la bocca pulita e fresca dopo la bevuta con un amaro persistente ma non aspro.
Generalmente oscilla come gradazione alcolica tra il 5% e l’8%.

Va servita, preferibilmente in una pinta (americana o romana) a temperature tra i 7 e i 10°C ed è perfetta per accompagnare carni rosse, formaggi stagionati o cibi piccanti e speziati.

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